Cos'è lo SPIVA Scorecard
Lo SPIVA Scorecard (S&P Indices Versus Active) è il rapporto più autorevole al mondo sul confronto tra fondi a gestione attiva e i rispettivi indici di riferimento. Pubblicato semestralmente da S&P Dow Jones Indices dal 2002, analizza migliaia di fondi in oltre 20 mercati, includendo anche quelli che nel frattempo sono stati chiusi o fusi — un aspetto cruciale noto come survivorship bias correction.
Senza questa correzione, i risultati dei fondi attivi apparirebbero migliori di quanto siano realmente: i fondi con le peggiori performance vengono chiusi e spariscono dalle statistiche, lasciando solo i "sopravvissuti" a rappresentare la categoria.
I numeri europei: un verdetto schiacciante
I dati dello SPIVA Europe Scorecard rivelano una realtà impietosa per la gestione attiva. Ecco le percentuali di fondi attivi che non sono riusciti a battere il proprio benchmark:
| Categoria | 1 anno | 5 anni | 10 anni | 15 anni |
|---|---|---|---|---|
| Azionari Europa | 62% | 78% | 85% | 89% |
| Azionari Globali | 68% | 82% | 88% | 92% |
| Azionari USA (dall'Europa) | 72% | 85% | 90% | 93% |
| Obbligazionari EUR Gov | 55% | 72% | 80% | 86% |
| Obbligazionari EUR Corporate | 58% | 75% | 82% | 87% |
Il dato più significativo è la progressione temporale: più si allunga l'orizzonte, più diventa difficile per un gestore attivo sovraperformare. A 15 anni, meno del 15% dei fondi attivi batte il proprio indice di riferimento nella maggior parte delle categorie.
Perché i costi sono il nemico principale
La ragione fondamentale di questo risultato è stata articolata con chiarezza dal premio Nobel William Sharpe nel suo celebre articolo del 1991 "The Arithmetic of Active Management":
"Prima dei costi, il rendimento medio degli investitori attivi è uguale al rendimento medio degli investitori passivi. Dopo i costi, il rendimento medio degli investitori attivi è inferiore al rendimento medio degli investitori passivi."
Questo non è un'opinione: è un'identità matematica. Il mercato è composto da investitori attivi e passivi. I passivi ottengono il rendimento del mercato meno i costi (molto bassi per gli ETF). Gli attivi, nel loro insieme, ottengono anch'essi il rendimento del mercato — ma pagano costi molto più elevati.
Il gap di costi in numeri
- TER medio fondi attivi azionari venduti in Italia: 1,50% - 2,00% annuo
- TER medio ETF azionari globali: 0,10% - 0,25% annuo
- Differenza annua: 1,25% - 1,90% — una cifra che, capitalizzata su 20-30 anni, rappresenta decine di migliaia di euro su un investimento medio
A questi costi espliciti vanno aggiunti i costi impliciti: commissioni di negoziazione più elevate (i fondi attivi ruotano il portafoglio molto più frequentemente), bid-ask spread, e l'impatto di mercato delle operazioni.
L'illusione della selezione del gestore
Un'obiezione comune è: "Ma basta scegliere i gestori migliori". I dati SPIVA smentiscono anche questa convinzione attraverso lo studio della persistenza della performance.
S&P Dow Jones Indices pubblica anche il Persistence Scorecard, che analizza se i fondi che si classificano nel quartile migliore continuano a farlo negli anni successivi. Il risultato: la persistenza è essenzialmente casuale. Un fondo nel primo quartile in un periodo di 5 anni ha una probabilità poco superiore al 25% (il livello atteso dal puro caso) di trovarsi ancora nel primo quartile nel quinquennio successivo.
In altre parole, la performance passata di un fondo attivo non è un indicatore affidabile della performance futura. I gestori "stellari" di un decennio raramente lo sono nel decennio successivo.
Implicazioni pratiche per l'investitore italiano
Per l'investitore italiano, le implicazioni sono particolarmente rilevanti perché il mercato del risparmio gestito in Italia è storicamente dominato dai fondi a gestione attiva distribuiti dalle reti bancarie, con costi tra i più alti d'Europa.
Cosa fare concretamente
- Privilegiare gli ETF indicizzati per la parte core del portafoglio: un ETF globale come l'iShares Core MSCI World (TER 0,20%) o il Vanguard FTSE All-World (TER 0,22%) offre esposizione a migliaia di titoli a costi minimi.
- Verificare i costi reali dei fondi attivi già in portafoglio: il KIID riporta il TER, ma i costi totali possono essere superiori.
- Diffidare delle promesse di sovraperformance: i dati mostrano che è un gioco a somma negativa dopo i costi.
- Concentrarsi su ciò che si può controllare: asset allocation, costi, disciplina e orizzonte temporale.
Conclusione
Lo SPIVA Scorecard non lascia spazio a interpretazioni ambigue. La gestione passiva tramite ETF indicizzati non è semplicemente "una scelta ragionevole": è la scelta statisticamente superiore per la stragrande maggioranza degli investitori. Non perché i gestori attivi siano incompetenti, ma perché il mercato è un gioco a somma zero prima dei costi — e a somma negativa dopo.
Come ha sintetizzato John Bogle, fondatore di Vanguard: "Non cercare l'ago nel pagliaio. Compra il pagliaio."
